Anche senza firma dell’F24 il contribuente è responsabile per l’errore del commercialista


La mancata firma del modello F24 non esclude la responsabilità del contribuente per l’errore del professionista incaricato all’invio della dichiarazione e ai versamenti (Corte di Cassazione – ordinanza 22 novembre 2021, n. 35811).

In giurisprudenza è consolidato il principio per cui, ove si avvalga dell’opera di un professionista per la presentazione della dichiarazione, dalla quale risultino violazioni delle disposizioni tributarie, è il contribuente ad essere onerato della prova della propria assenza di colpa: donde la conseguenza per cui questi è chiamato a rispondere per l’illecito commesso dal professionista incaricato, ove non dimostri di aver vigilato sullo stesso, nonché il comportamento fraudolento dal medesimo tenuto, finalizzato a mascherare il proprio inadempimento, mediante la falsificazione di modelli F24 ovvero di altre modalità di difficile riconoscibilità da parte del mandante.
La mancata sottoscrizione dei modelli F24 non è dunque idonea ad escludere la responsabilità del contribuente, ma occorre piuttosto verificare se e come la contribuente/mandante ha operato in concreto la vigilanza sul professionista incaricato.


A tale riguardo, l’art. 3, co. 8, D.P.R. n. 435/2001 prevede che la dichiarazione si considera presentata nel giorno in cui è consegnata dal contribuente alla banca o all’ufficio postale ovvero è trasmessa all’Agenzia delle Entrate mediante procedure telematiche direttamente o tramite intermediario; quest’ultimo rilascia al contribuente, entro trenta giorni dal termine previsto per la presentazione in via telematica, la dichiarazione trasmessa.


Tali disposizioni, dunque, incentivano l’obbligo di controllo e vigilanza che grava sul delegante, dandogli la possibilità di effettuare dei controlli mirati alla scadenza di ogni adempimento demandato al professionista.